|
|
Quali sono le forme di disagio del nostro tempo e della nostra nostra società?
Accanto alle forme di disagio che le persone adulte, le coppie, i bambini, gli adolescenti, i genitori possono aver vissuto anche nei secoli addietro
e di cui anche oggi continuano a soffrire, ci sono sfumature della sofferenza che sono intrinsecamente connesse al nostro tempo e alla società di
cui facciamo parte.
Due aspetti in particolare mi paiono rilevanti:
- l'accelerazione delle trasformazioni e dei cambiamenti, accelerazione che rischia di farci perdere i riferimenti, di disorientarci,
di generare un senso di vorticoso bombardamento emotivo difficile da metabolizzare.
- l'allentarsi del senso del limite nelle sue differenti sfaccettature.
Un esempio: i confini tra le generazioni sono meno definiti, il che può facilitare il dialogo in certi casi ma finisce per creare senso
di confusione in altri casi. Essere anche "amici" dei propri figli è bello ma non ci esime dal nostro ruolo e dalle nostre responsabilità di
genitori fatti anche di "no" e di autorevolezza. Un bambino cui non siano posti dei limiti difficilmente inizia a costruire un'identità solida
perché è senza punti di riferimento e diventa sovente un adolescente in crisi profonda. Un altro esempio: il nostro corpo e le sue esigenze
sono una realtà che talvolta oggi si arriva a negare. LÕanoressia è una negazione dei bisogni corporei, come se fosse possibile vivere senza
considerare le esigenze corporee, disincarnati.
In un certo senso la psicoterapia è un percorso in antitesi con le tendenze attuali: significa fermarsi a riflettere su quello che viviamo e
su quello che proviamo, dedicare a se stessi uno spazio e un tempo (la seduta nella stanza di terapia) in cui il flusso incessante e
senza posa di cambiamenti e trasformazioni e l'imperativo sociale all'agire e al fare possano essere messi temporaneamente tra parentesi e
gradualmente filtrati. Contemporaneamente psicoterapia significa individuare ed accettare accanto alle proprie risorse e alle proprie potenzialità
anche i propri limiti, nel senso non tanto di limitazioni contro cui combattere ma come sana comprensione di chi si è e di quali siano le
proprie peculiarità.
|